L'Aquila, 532 giorni dopo il terremoto tutto è fermo a quel 6 aprile, le stanze delle case che danno mostra di sé attraverso i muri crollati sembrano essere state abitate fino al giorno prima, negli uffici i calendari non vanno oltre il mese di aprile 2009 e il Palazzo del Governo inerme e sventrato lascia in balia del tempo tutta la storia della città e degli aquilani che custodiva nelle sue stanze, nei suoi scaffali. Mentre prosegue la messa in sicurezza degli edifici la ricostruzione è ancora lontana dall'essere iniziata e quando gli operai abbandonano le strade alla sera, superati i posti di blocco a presidio della Zona Rossa -a L'Aquila, ad Onna o a Paganica già non ci sono più- ci si trova circondati da un silenzio surreale rotto solo dai propri passi, ci si trova a vagare senza nemmeno un randagio intorno per un dedalo di vie svuotate dalle macerie e dalla vita, circondati da case abbandonate ma che qualcuno continua a sperare di tornare ad abitare, o solamente torna, ogni tanto, ad osservare ricordando i morti che ha lasciato tra quelle mura.

 
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